La Preghiera Agli Gnomi Di Eliphas Levi: Una Prospettiva Artigianale

In questo articolo analizzerò, riga per riga, la preghiera agli gnomi di Eliphas Levi. Non sarà un’analisi esaustiva. Si concentrerà su quei miti e leggende che, per me, hanno una relazione con il mondo dell’artigianato. Quindi la preghiera è un pretesto. In un prossimo articolo tratterò questa preghiera in un contesto devozionale e rituale, e come impiegarla per coloro che praticano la magia.

L’Analisi

O Re invisibile, tu che hai preso la Terra come tue fondamenta e hai scavato i suoi abissi riempiendoli con la tua potenza infinita.

Le fondamenta sono qui la terza parte della divisione ermetica del mondo. Nel mito greco è il dominio di Ade/Plutone, in seguito associato a Pluto, il signore delle ricchezze. L’invisibilità del re può indicare l’Elmo di Ade, che concedeva questo potere, e all’impossibilità di vedere il mondo infero. Tutte le ricchezze scaturiscono dalla terra, dal misterioso regno dell’ignoto, grembo sotterraneo della madre. Platone lo riassume nel Cratilo, sezione 403a:

Socrate: Per quel che riguarda Plouton, questo nome gli fu attribuito dal ploutou dosis (‘dono della ricchezza’), in quanto la ricchezza si ricava da sotto la terra; per quel che riguarda Haides, invece, mi pare che i più intendano che con questo nome si voglia dire l’aides (‘l’invisibile’), ma poi, temendo questo appellativo, lo chiamano Plutone. […] egli che così tanti beni riesce a dispensare anche a quelli di qua. E lui ne ha tanto numerosi dei beni che sovrastano là, e per questo si ebbe il nome di Plutone.

Nel nostro caso, il regno degli inferi è legato anche a Efesto. Nel tempo molti elementi ctoni vennero elevati verso dignità uraniche. Per il Dio Zoppo fu il contrario. Nell’Iliade, la sua fucina era sull’Olimpo e nell’Odissea vediamo già un cambiamento. Nell’ottavo libro dell’Odissea apprendiamo delle relazioni tra Afrodite e Ares. Il cantore Demodoco racconta che Efesto si reca spesso sulla sua isola sacra. Lemno è abitata dai suoi soccorritori e assistenti, i Sinti, misterioso popolo di origine pelasgica, a volte chiamato Tyrrhenoi.

Nelle fonti successive la sua fucina si trova sotto terra, in grotte e vulcani. È anche uno scuotitore della terra, pur non avendo un epitote, a causa dei suoi legami con le eruzioni vulcaniche. Ad esempio, quando Zeus sconfisse Tifeo, lo seppellì sotto l’Etna, ponendo Efesto a guardia del mostro. Egli allora stabilisce la sua fucina sulla cima del vulcano, percuotendo costantemente il nemico sconfitto. Colpisce l’incudine posta su di lui, provocando così terremoti ed eruzioni.

Si noti che Levi ha usato il verbo “scavare”, che ci porta nell’area semantica del Lavoro. Vale la pena ricordare che lavoro e strumenti definiscono il campo di interesse degli Dei Artigiani. Efesto è “fuligginoso” e lavora sull’incudine. Khnum crea l’umanità sul tornio. Adonai ha lavorato così duramente per 7 giorni che ha dovuto riposare. (Nota: Io aderisco alla teoria per cui il Dio di Abramo deriva parzialmente da una divinità cananea della metallurgia. Ne parlerò comunque in futuro).

Levi nomina i Quattro Re degli Elementali, anche se la cosa lascia un po’ perplessi. Questi nomi sono nient’altro che derivati dei nomi delle creature degli elementi. Ghob, re della Terra, rimanda ai Goblin, entità simili a gnomi del folklore europeo; Nicksa, regina dell’acqua, rappresenta i Nicksas, o Nixes, che sono un tipo di ninfe dell’acqua del folklore centro europeo; Djin, re del fuoco, è chiaramente riferito ai djinn, o geni, di origine araba; Paralda è ancora sconosciuto ma probabilmente segue gli stessi criteri. Possiamo espandere un po’ quel che sappiamo su Ghob? O dobbiamo lasciare che sia un nome vuoto? Qualche parola può esser detta. La parola “Ghob/Gob” potrebbe riferirsi a molte entità del folklore europeo. Oltretutto, le loro etimologie sono correlate, il che dovrebbe far riflettere. Il francese Goblin, il tedesco Kobold, l’olandese Kabouter, l’inglese Hob, il gallese Coblynau. Esistono diverse sottocategorie per questi spiriti. Tutti hanno una specie sotterranea che si occupa di estrazione mineraria e metalli, seguendo le linee degli gnomi paracelsiani. Permettetemi di aggiungere alcuni nomi di Re di queste creature. Nota che tutti hanno il potere dell’invisibilità. Quindi una valida opzione per il nostro Re Invisibile potrebbe essere anche un ipotetico Re delle Fate:

  • Re Laurino: sovrano di una razza di nani, la sua leggenda è diffusa lungo tutto l’arco alpino. Ha un mantello che lo rende invisibile. Ha anche una cintura che gli dà la forza di dodici persone. Tuttavia, l’invisibilità è tipica di tutte le fate quindi non troppo peculiare.
  • Re Goldemar: re invisibile dei coboldi o dei nani che viveva nel castello di Hardenstein. La gente spesso gli portava un’offerta. Quando qualcuno ha cercato di vederlo, egli ha lasciato il castello e tutta la fortuna è svanita con lui.
  • Alberich: un nano che fa la sua comparsa in alcune leggende tedesche del medioevo. Appare anche nel Thidreksaga sotto il nome di Alfrikr, dove è anche un fabbro. È equivalente al nome francese Auberon (inglese Oberon). Non a caso, il suo nome significa “Regnante degli elfi”. Ha la forza di 12 uomini. Nessuna menzione di una cintura. Viene sconfitto da Sigurd tramite un cappello dell’invisibilità, anche se in certe storie può diventare invisibile egli stesso.

Un’altra via di indagine per questo ipotetico re degli gnomi ci porta al dio fabbro di origine gallica. Gobannus, scritto anche Cobannos, e i suoi vicini: l’irlandese Goibniu/Gobán Saor e il gallese Gofannon. La radice di questi nomi è molto simile a quella delle creature e a quella riportata da Levi.

Era cristiano e probabilmente tutti questi riferimenti non erano nella sua mente. Tuttavia, questa preghiera è fondamentalmente un pretesto per espandere una conoscenza specifica. Ci permette di comprendere l’archetipo dell’Artefice Divino attraverso le entità e i miti che incarnano questo concetto. Non per operare una riduzione che faccia collassare ogni differenza in un sincretismo mal fatto. Al contrario, ampliare, attraverso il contatto e la somiglianza, la nostra comprensione di esse.

C’è un filo rosso che unisce il Medio Oriente al Nord Europa. Reperti archeologici collegano Cobannos a Marte e Vulcano e molti folkloristi propongono che questi spiriti terreni sopra menzionati possano derivare dall’antica figura mitologica greca del Kobaloi (nota Kob-old, Gob-lin, Kab-outer, Cob-lynau, Hob), spiriti dispettosi compagni di Dioniso. Questa radice mette in gioco anche gli enigmatici Kabeiroi, nani fallici con abilità metallurgiche.

Quando perseguo e ricerco questa connessione, lo faccio con un background storico in mente. Durante l’età del bronzo, l’Europa si collegava all’Asia attraverso due rotte commerciali, seguendo l’ambra e lo stagno. Quest’ultimo ci interessa particolarmente. Il minerale richiede lavori in loco. Questo costringe a portare manodopera qualificata nei siti minerari e ad addestrare la gente del posto.

Se immaginiamo gli antichi metallurghi, dobbiamo tenere presente che le loro elevate capacità tecniche conferivano loro un certo status e cultura, e probabilmente, come vediamo ad Atene dove i fabbri avevano le loro festività, possedevano anche loro credenze, che portavano con sé nei loro viaggi. Ecco perché troviamo temi comuni in tutti questi dei fabbri, come la zoppia di Efesto e Weyland o la fuga attraverso il volo condivisa da lui e Dedalo per citarne solo alcuni.

Tu il cui nome scuote i pilastri del Mondo. Tu che fai fluire i sette metalli tra le vene della roccia, Re delle Sette Luminarie!

Il riferimento a un nome che fa tremare il mondo potrebbe essere o quello di Ade, il cui nome si temeva di pronunciare, o al nome ineffabile di Dio. Le volte del mondo fanno parte della struttura che impedisce al mondo di crollare, ricordandoci il ruolo di Urano nella Teogonia di Esiodo, che personifica la cupola del cielo, bronzeo e scintillante di stelle.

Quando le volte crollano, si verifica la mistica unione di Urano e Gea. L’immaginario di queste righe è di chiara natura sessuale: il metallo fuso, come il seme maschile, scorre tra le fessure della Terra, la cui superficie è un corpo, con tanto di vene. La caduta del cielo è un mito probabilmente basato sui meteoriti e relativo proprio alla figura di Urano. Come già detto, è la cupola bronzea del cielo, quindi composta di metallo. Lo troviamo anche con il nome di Akmon (“Incudine”) o Akmonides (“Figlio dell’incudine”).

Dobbiamo leggere questa traduzione in un senso più ampio, poiché una nota in Esichio ci dà invece il significato di “pestello”. Generalizzando quindi, denota qualcosa che colpisce una superficie dall’alto. La “massa” che cade dal cielo, sia essa un’incudine o un pestello di ottone o di ferro, evoca la caduta di Efesto. Secondo una versione del mito, ciò avvenne quando tentò di liberare Era dalle catene di Zeus, che l’aveva legata appendendo incudini ai suoi piedi.

Piccola nota a margine: in latino “celum” è lo scalpello, e “caelum” è il cielo. La parola siderurgia deriva dal greco “sideros”, ferro, termine che in latino, come “sidus, sideris” può significare stella, al plurale cielo e anche ornamento, splendore, probabilmente attingendo dall’immaginario del metallo incandescente.

Le connessioni simboliche tra sette metalli e sette luci risalgono probabilmente all’epoca babilonese, ma sicuramente almeno al periodo ellenistico, dove il numero sette si erge tra gli altri come parte strutturale del cosmo: i sette pianeti o luminarie (quindi luci) compongono il regno di mezzo e i sette metalli sono i loro riflessi nel mondo sottostante.

L’alchimista Zosimo di Panopoli scrisse di sette gradini verso il basso e otto verso l’alto. Nei primi sette scalini il metallo viene torturato, metafora delle violente operazioni di calore e energia necessarie per purificare il minerale dalle sue scorie. Poi nei successivi sette gradini ascendenti, abbiamo l’affinamento del metallo, il cui corso termina nel gradino finale, rappresentazione dell’Ogdoade e della conquista della perfezione e della trascendenza. Sempre nel Cratilo, Efesto è “il nobile signore della luce”, suggestione riscontrata anche nell’Inno orfico di Efesto (traduzione A. Athanassakis):

“[…] fuoco irrequieto, radioso, splendente, daimon che illumina i mortali, portatore di luce, […] elemento irreprensibile, che tutto divori, tutto domi, tutto consumi, o altissimo: il cielo, le stelle e la luna e la luce pura: poiché tutte queste cose mostrano le membra di Efesto ai mortali.”

Remuneratore degli operai sotterranei! Guidaci verso l’amata Aria e nei Reami dello Splendore.

Un’altra ipotetica petizione a Pluto, dio delle ricchezze e dei minatori, con un duplice intento: far trovare al minatore la sua ricompensa, e aiutare per la salvezza, sia essa quella fisica o quella dell’anima. Da notare che l’estrazione mineraria era (ed è) un lavoro pericoloso. Per citare Stazio:

“Il minatore torna tutto pallido alla vista di Dis [Ade] e giallo come l’oro che ha dissotterrato.”

A una lettura letterale, ne affiancherò una allegorica. Il minatore è colui che scende negli abissi alla ricerca dell’Oro. Una metafora della ricerca ermetica della perfezione. Guardiamo dentro di noi, e poi, attraverso un intenso lavoro, siamo in grado di trovare il minerale e dividere le sue scorie dalle sue parti metalliche. Quindi il regno dello splendore può essere sia il cielo inteso come “regno celeste” ma anche l’Etere Superiore, dimora di Efesto come dio delle forme, come colui che forgia la forma perfetta e raffina il metallo attraverso il lavoro.

Non posso non citare il motto V.I.T.R.I.O.L:

Visita interiora terrae, rectificando invenies occultum lapidem (Visita le viscere della Terra, purificando troverai la pietra nascosta).

Noi, come lavoratori sotterranei, iniziamo un viaggio per conoscere il sé e il mondo. Quindi esploriamo il mondo esterno e portiamo i minerali dentro di noi, li raffiniamo nella nostra fornace interiore e questo raffinamento ci aiuta a prendere strade migliori. Questo a sua volta ci fa trovare metalli migliori, e così via, lungo la strada verso il completamento.

Naturalmente ci sono minatori mitici: nel folklore e nella mitologia germanica esplorano le viscere della terra alla ricerca di metalli preziosi per svolgere il loro splendido lavoro di artigianato. Di solito vivono sotto tumuli di pietra, in tunnel che portano agli inferi, rendendoli guardiani della soglia e abitatori dello spazio liminale tra la vita e la morte

Altre figure mitiche che presenterò brevemente per un saggio futuro sono i Dattili Idei. Praticanti dell’antica Goeteia, Fondatori di Città, Mistagoghi, Maestri del Fuoco e del Metallo, Inventori e Sacerdoti della Madre. I Dattili sono i suoi Attendenti: amanti, figli, servitori e avversari.

Si immergono in profondità nella Terra, come i falli che entrano nel grembo ancestrale, tirando fuori i frutti del loro lavoro, di questa mistica unione fatta di sudore, fatica e dolore, di questo amore congiunto nel regno sotterraneo delle tenebre e della morte. Allo stesso tempo sono le forze che impediscono alla natura di reclamare lo spazio che le abbiamo strappato per le nostre città e i nostri campi, commettendo un peccato necessario, mettendo in scena un dramma cosmico e una tensione tra natura e cultura, accendendo quel bisogno interno, focoso, che ha sbocciato i semi della civiltà.

Vigiliamo e lavoriamo incessantemente, cerchiamo e speriamo, per le dodici pietre della Città Santa

Il primo elemento che salta all’occhio riguarda queste “dodici pietre”. È un riferimento a Apocalisse di Giovanni 21, dove dodici pietre con il nome degli Apostoli sorreggono la Gerusalemme Celeste. Più avanti, nel capitolo, si parla di tre porte in ogni direzione cardinale, che ancora (3×4) fa un totale di dodici. Questo è un doppio riferimento. Alle quattro direzioni cardinali e al regno dello Zodiaco. Dai 12 segni possiamo dividere i quattro elementi, composti ciascuno da 3 segni (Cardinale, Fisso, Mobile). Un altro spunto ci viene dal pensiero platonico. Platone equipara i 5 solidi platonici ai 4 elementi più un extra:

Tetraedro: Fuoco Cubo: Terra Ottaedro: Aria Icosaedro: Acqua Dodecaedro: L’Universo, l’Uno, il Tutto

Quindi abbiamo la città santa sorretta da 12 pietre e vari elementi basati sullo stesso numero, mentre la sua forma è quella di un cubo. Ciò è coerente con l’idea della Gerusalemme Celeste, essendo l’unione della Terra (Cubo) e di Dio (Dodecaedro). In questo, l’artigiano-iniziato, sia come artigiano che come costruttore, può avvicinarsi all’idea della Gerusalemme Celeste come meta della perfezione: con il suo lavoro, contribuisce a rendere il Mondo più simile alla Città Santa, partecipando così alla l’eterna ricerca della perfezione.

Per i Talismani sepolti

L’unico riferimento diretto che sono riuscito a trovare è nel “Vathek”, un romanzo di William Beckford pubblicato alla fine del XVIII secolo. Questo romanzo ha uno sfondo esoterico ambientato nella tradizione araba e islamica, che coinvolge, tra gli altri temi, i djinn, Iblis, Salomone. Queste sono alcune citazioni dal romanzo:

“Sarai devoto a me? Adorerai gli influssi terrestri e rinnegherai Maometto? A queste condizioni ti guiderò al Palazzo del Fuoco Sotterraneo. Là vedrai in immense provvigioni i tesori che le stelle ti hanno promesso e che ti concederanno quelle intelligenze che saprai renderti propizie. Là io presi le sciabole e là riposa Soliman Ben Daoud, circondato dai talismani che controllano il mondo”

“Allora non dimenticarmi: appena sarai in possesso dei talismani che aprono la via ai regni minerali e al centro della terra, non mancare di mandarmi qualche fedele genio a prendere me e il mio gabinetto; l’olio dei serpenti che ho stretto tra le mie dita fino a farli morire sarà un grazioso dono per il Giaurro, il quale sa certo apprezzare simili leccornie.”

“Creature d’argilla, io vi ricevo nel mio impero; voi siete ora nel numero dei miei adoratori; godete di tutto ciò che questo palazzo offre: i tesori dei sultani preadamiti, le loro sciabole balenanti e quei talismani che costringono i divi ad aprire le distese sotterranee della montagna di Kaf, che comunicano con questo luogo.”

“approfitta dei talismani che spezzeranno ad una ad una tutte queste porte di bronzo, e non solo ti renderanno signore di tutti i tesori che contengono ma anche degli spiriti che le guardano.”

“Carathis invece entrò avidamente nella grande sala a cupola di Solimano, e senza curarsi affatto dei lamenti del profeta, rimosse intrepidamente i coperchi dei vasi e con violenza si impadronì dei talismani. Poi con la voce più forte che fosse stata finora udita in quelle magioni, ordinò ai divi di dischiuderle i più segreti tesori, le più profonde riserve che lo stesso afrita avesse mai veduto. Corse poi per rapide discese note solo ad Eblis e ai suoi favoriti più potenti; e così penetrò nelle viscere della terra dove soffia il Sansar, il vento ghiacciato della morte.”

Osservando i brani del romanzo che ho citato si evincono chiaramente temi salomonici, e nei suoi appunti Beckford lo conferma:

“I più famosi talismani del Levante, e che potevano persino bilanciare le armi e la magia di dei o giganti, erano il mohur Solismani, il sigillo o anello di Suleiman-Jared, quarto monarca del mondo dopo Adamo. Concedevano ai loro proprietari completo potere, non solo sugli elementi, ma anche sui demoni e su tutti gli esseri creati. (Richardson et Herbelot.)”

Allora è chiaro come nel romanzo i Talismani Sepolti rappresenti i perduti gioielli del potere posseduti da Re Salomone. Purtroppo, non posso confermare se questo sia basato su alcune leggende, o se Levi fosse a conoscenza di questo libro poiché non sono riuscito a trovare alcuna menzione esplicita. Possiamo ancora espandere queste nozioni aggiungendo alcuni punti.

Certamente, l’idea di un gioiello che detenga il potere “Per domarli tutti” (cit.) è comune a molte culture, spesso come simbolo di una regalità che mima il potere del sovrano celeste. Così, nell’Iliade, lo scettro di Agamennone è un dono di Zeus, da re a re, quello in alto riflettendo quello in basso. Ma quando nel mito troviamo la retorica dell’oggetto magico, di solito lo vediamo dal punto di vista di chi riceve l’oggetto, che spesso è un re, un eroe, un guerriero, ecc.

E che dire dell’artigiano? La maggior parte degli artigiani nei miti hanno già compiuto il loro percorso e sono in grado di realizzare il loro capolavoro, quindi raramente possiamo intravedere gli sforzi, i viaggi e le avventure che un artigiano ha fatto per raggiungere il suo status di Maestro. Non posso approfondire questo argomento, ma ho già pianificato di scrivere del viaggio iniziatico degli artigiani (la mia lista di “da scrivere” diventa sempre più lunga, accidenti!). Per ora, indichiamo semplicemente che il Sigillo/Anello di Salomone è un dono dell’emissario di Dio. Raramente l’emissario è anche colui che produce l’oggetto. Spesso proviene da Dei Artigiani. Quindi forse è un’opera dell’Altissimo, realizzata nella sua fucina, che potrebbe essere lo stesso Trono Vulcanico su cui siede.

In generale, possiamo considerare un talismano come un oggetto prezioso e magico. Questa semplice lettura ci porta al tema della Caccia al Tesoro, spesso ritrovato attraverso la tradizione dei grimori e toccato anche dal romanzo. Certo, possiamo pensare al tesoro in modo letterale, essendo l’oro il premio più ambito e presente in tutti i tipi di racconti e leggende popolari. Tuttavia, possiamo aggiungere più livelli di significato.

Talismano, come parola che indica oggetti preziosi e sacri, ha stretti legami con i metalli. Quindi i talismani sepolti sono in un certo senso i metalli sacri sepolti. L’iniziato-minatore-lavoratore aspira a scovarli, raffinarli e usarli adeguatamente, riportandoci al VITRIOL. L’iniziato scende nella terra come se fosse il suo tempio, in questo luogo adornato di oggetti sacri (=talismani), avanzando così nella Grande Opera.

Un’altra lettura, forse ancora più audace, potrebbe essere quella di interpretare il talismano come un riferimento allegorico. Talismano deriva in definitiva dal greco “Telesma”, che significa “rito religioso, rituale”. Allora i talismani sepolti sono i riti nascosti e perduti, i Misteri che attraverso le iniziazioni ci avvicinano ad Aletheia, alla verità svelabile. Questo ci invita a cercare la conoscenza sepolta nelle profondità della Terra, rappresentando allegoricamente sia il sé che il mondo. Per portare alla luce l’oro nascosto che abbiamo dentro di noi, e cercare l’oro che si trova in giro per il mondo, aspettando che l’esperienza vada a reclamarlo.

Per l’Asse magnetico che passa attraverso il centro del mondo.

Probabilmente il “clou d’aimant”, tradotto letteralmente come chiodo magnetico, è un riferimento all’asse terrestre. Un concetto presente nella storia della scienza fin dal periodo ellenistico. L’indagine sul magnetismo come fenomeno fisico iniziò sistematicamente con William Gilbert (1540-1603) e continuò fino al presente di Levi. Oltretutto nel 1851 Léon Foucault riuscì a dimostrare scientificamente la rotazione terrestre, impresa tentata fin dai tempi di Galileo Galilei senza alcun risultato. Dato che questo è avvenuto qualche anno prima della pubblicazione di “Dogme et Rituel de la Haute Magie” (1854-1856), mi chiedo se abbia in qualche modo influenzato Levi.

Questo è anche l’Axis Mundi, il pilastro che in molte culture sostiene e collega i mondi superiori e inferiori in forme diverse: un albero, una scala, una colonna, che consente la comunicazione e il viaggio tra di essi. Spesso la Stella Polare è il punto finale di questo asse che attraversa la Terra e ne troviamo menzione in PGM VII 686-702 (Papyri Grecae Magicae).

“Orsa, Orsa, tu che governi il cielo, le stelle e il mondo intero; tu che fai girare l’asse e controlli l’intero sistema cosmico con la forza e il comando”

La stella polare è il punto immobile del cielo, collegata alla terra da una linea immaginaria. Questa linea è l’asse che fa da perno, attorno al quale ruotano il cielo e le costellazioni come una giostra.

Per spiegare tutti i significati dell’Asse Cosmico ci vorrebbe un intero libro. Citerò solo le parti pertinenti a questo contesto. C’è effettivamente un simbolismo sessuale nell’idea dell’asse e della terra, dove il primo è l’agente fallico maschile e la terra è il ricevente. Come abbiamo visto, la metallurgia ha molte analogie in comune con il sesso e la nascita.

La Terra è il grembo dei metalli. Questi, come i feti, crescono e cambiano nella profondità della matrice, fino a raggiungere il loro stato finale, maturo: quello dell’Oro. Altri metalli sono fasi acerbe di questo processo di metamorfosi. Il minatore si addentra nelle aperture della Terra, negli oscuri grembi che scava dalla Madre, penetrando e unendosi a lei. I Metalli sono il frutto del suo lavoro. Come un’ostetrica, le tira fuori i metalli. In seguito, l’alchimista può perfezionarli. In accordo con la natura aiuta i metalli a raggiungere la loro perfezione, uccidendoli e donando loro una seconda vita perfetta.

Nell’antichità, la magnetite era considerata una pietra magica, piena di una forza invisibile responsabile dell’attrazione del ferro. Chiamata anche Pietra Eraclea per questa “forza” di attrazione. Tuttavia, questo non è l’Eracle che conosciamo. Si tratta del cosiddetto Eracle Dattilo, uno dei pochi dattili citati ad avere più di un semplice frammento di informazione, e che può far luce su questa categoria di daimones. Per ora basti dire che questa pietra gli era sacra, e aveva molti usi: protezione, aiuto al parto, cura dei morsi di serpente.

Permettetemi di aggiungere un’ultima osservazione: se qualcuno di voi lettori percorrerà questo “sentiero del metallo”, o sente il metallo come uno dei suoi archetipi principali, o se il metallo ha una parte centrale nelle sue convinzioni, state certi che il magnetismo ne farà parte, perciò consiglio di tener conto di questa informazione.

O Signore, o Signore, o Signore! Abbi pietà di coloro che soffrono. Espandi i nostri cuori, libera ed eleva le nostre menti, nobilita la nostra natura.

Sebbene questa supplica possa sembrare una semplice e generica richiesta di aiuto, salvezza e miglioramento, nasconde un pezzo importante per comprendere tutta la preghiera. Questa è una preghiera degli gnomi, non agli gnomi. Quindi dobbiamo immaginare che il soggetto che salmodia questo testo non sia un essere umano, ma uno degli esseri Elementali della Terra. Ma perché lo gnomo sta soffrendo? Questo ci porta alla concezione paracelsiana di questi esseri.

Nel suo Liber de Nymphis, Paracelso afferma che gli esseri elementali sono infelici perché non hanno, come noi, un’anima immortale. Quindi, quando muoiono, il loro destino è il nulla, a meno che, come sottolineato da Le Comte de Gabalis di Henri de Montfaucon de Villars, non sposino un essere umano. Questa unione mistica permette all’elementale di raggiungere Dio e l’unione eterna con lui. Questa è solo una pessima sintesi della cosa, che necessiterebbe di molta lettura e riflessione. Suggerisco a chi è interessato di leggere i libri che ho citato perché nascondono in bella vista molti capisaldi di saggezza e spunti di approfondimento.

Gli Gnomi, di tutti gli elementali, sono quelli con la vita più dura. Hanno la durata di vita più breve e sono i più pressati dal Diavolo, che qui agisce come ostacolo, minaccia e tentatore nella loro ricerca dell’immortalità. Pochi di loro trovano il coraggio di tentare questo percorso rischioso, possiamo quindi immaginare lo gnomo in preghiera che si rivolge a Dio chiedendogli aiuto per raggiungere questo degno traguardo. Lo gnomo qui chiede che il suo cuore sia pieno di amore e coraggio, che la sua mente possa essere libera dai sussurri del diavolo e sollevata dalla sua tentazione, e poi, infine, che tutto l’essere sia elevato tra i cori degli immortali.

O Stasi e Moto! Oh giorno offuscato di Notte! O Oscurità velata di Luce!

Di nuovo, nessun riferimento chiaro, quindi farò un’ipotesi. Qui ci rivolgiamo al Signore in veste di assoluto. Rivolgendoci a lui attraverso entrambi gli estremi di un termine, descriviamo come egli sia il Tutto ed essendo allo stesso tempo entrambi i termini, è oltre la dualità, rappresentano dunque l’Uno.

C’è anche il riferimento a una parte dell’esperienza del Lavoratore Sotterraneo: come il suo lavoro si collochi tra due dimensioni, quella di sopra e quella di sotto, dove una è luminosa e l’altra è buia, quando una è stabile e l’altra è a rischio di terremoti e crolli, dove l’una è profana e l’altra è sacra.

O Maestro che mai trattieni il salario dei tuoi Operai!

Il ruolo di Maestro nelle corporazioni artigianali comportava queste (e altre) responsabilità. Insegnare il mestiere e occuparsi del pagamento dei salari. In questa frase, Dio è equiparato a tale ruolo, poiché egli crea la natura, insegnando così tramite un esempio che tutti tentano di imitare. Inoltre, egli è colui che dispensa doni a chi gli è fedele, a chi obbedisce alla sua legge, emulando quindi il concetto del Salario. Chi lavora bene (e quindi secondo le regole) viene ricompensato.

Pochi anni prima della pubblicazione del libro di Levi, lo scrittore e poeta Gerard De Nerval scrisse un interessante romanzo, ricco di riferimenti alla mitologia del mondo artigiano, con particolare attenzione all’ambito della muratoria. Il libro, noto in francese con il titolo di “Balkis et Salomon: histoire de la reine du matin et du prince des génies”, romanza la narrazione biblica della costruzione del Tempio di Salomone, espandendo la figura cara alla massoneria dell’architetto e maestro Hiram Abiff, qui mascherato sotto il nome di Adoniram.

Vorrei aggiungere alcune riflessioni personali. La parola Demiurgo deriva da dēmos “gente comune” ed ergon “opera, lavoro”. In origine indicava un artigiano, come si vede nell’Iliade. Il Dio dell’Antico Testamento è un Demiurgo. La sua impresa principale non è né uccidere divinità primordiali né salire su un trono: è la creazione dell’universo dall’acqua primigenia. La sua impresa principale è un atto di creazione, così pervasivo da stancarlo. È un dio che lavora. Controllando gli antichi pantheon, la maggior parte, se non tutti gli dei che si dedicano al lavoro, hanno spesso legami con la creazione, la cosmogonia o l’artigianato.

Se sono un lavoratore di Dio, sto operando forse della teurgia (da theos “dio” + ergon “opus, lavoro”)? Cosa significa essere un lavoratore di Dio? Per me significa rispecchiare il primo atto di demiurgia, fatto di duro lavoro e progettazione che ha portato l’universo ad esistere. Essere un artigiano è sforzarsi di essere come Dio nel Microcosmo, per raggiungere la perfezione interiore ed esteriore. Ed essere consapevoli di questo, praticare l’artigianato con le mani, il cuore, la mente e lo spirito è un’Iniziazione, nel Sentiero percorso dal Demiurgo. Una delle arti più peculiari praticate dai teurghi era quella della telestiké, l’arte di realizzare statue magiche in grado di ospitare lo spirito divino. Quest’arte, chiamata “God-Making” (chiedo scusa ma non ho trovato l’equivalente in Italiano), era in uso anche tra gli egiziani, e comprendeva rituali complessi eseguiti da speciali sacerdoti-artigiani.

Il significato di fondo è che per ospitare una divinità bisogna elevare la materia a un livello degno della purezza e perfezione degli dei. Nelle scuole neoplatoniche si trattava di conoscere la simpatia attraverso la quale la materia risuona con la dimensione celeste, le cosiddette Corrispondenze magiche, e i sacri nomi e caratteri che potevano operare questa mistica trasmutazione della materia, trasformando una semplice statua in casa in miniatura per il dio. Nei templi egizi questo avviene attraverso l’alchimia. Con questa arte sacra i sacerdoti potevano cambiare il colore dei metalli, portando così nella statua le qualità divine che il colore rappresentava. E questi avevano probabilmente colori diversi, e metalli diversi, che li rendevano uno spettacolo da vedere, adatto allo stupore e alla meraviglia che lo stare di fronte a un dio dovrebbe suscitare.

Perseguendo un mestiere con questa e anche maggiore consapevolezza, ci poniamo come parti di una catena invisibile che risale fino ai primi artigiani che hanno plasmato il mondo. La loro opera risuona ancora intorno a noi e noi potremo aggiungere la nostra parte all’eredità per le generazioni future. La mia speranza è che ogni artigiano, e non solo, che legge questo testo possa ricordare che Efesto era sposato con Grazia (Charis), Bellezza (Afrodite) e Splendore (Aglaia). E questo è il dovere e il servizio di ogni artigiano. Non importa se la bellezza ci tradirà con sangue, guerra, eroismo e sesso; dietro guerrieri, re e sacerdoti, è stato il lavoro degli artigiani che ha permesso alla loro gloria di risplendere fino ai nostri giorni.

Vorrei anche citare un brano dal Vangelo di Giacomo (2,14-26). Cito solo la prima frase, ma consiglio di leggere tutto il paragrafo, linkato sopra.

“A che serve, fratelli miei, se uno dice di aver fede ma non ha opere? Può la fede salvarlo?”

Questo brano è un invito ad accompagnare la fede con le azioni, a trasformarla in qualcosa di fisico, di concreto. E la preghiera che stiamo analizzando parla di lavoro. Così dicevano i benedettini: Ora et Labora, Prega e Lavora. Questo è un modo per entrare in relazione con Dio, per essere “teurgo” di Dio, persecutore della sua opera, tanto da essere degno di un salario. Quest’opera, come già accennato, si regge su due pilastri: quello dello Spirito e quello delle Mani. Perché Dio è generoso, ma solo con coloro che sono degni del suo salario, che seguono le virtù e la via alchemica verso la perfezione sia per il Sé che per il Mondo.

O Candore Argentato! O Splendore Dorato!

Nonostante sia il signore delle sette luci, nelle tradizioni popolari Dio è semplicemente il sovrano del Sole e della Luna. Sono loro le uniche fonti di luce visibili, luce che a sua volta è la fonte di fuoco più raffinata. Sono anche i due principi polari di maschio e femmina, come si vede nel Rebis dell’alchimia. Argento e bianco erano i colori tradizionalmente associati alla luna e l’oro era il colore del sole.

O corona di vividi e melodiosi diamanti!

Questo risuona Isaia 28:5

“In quel giorno il Signore degli Eserciti sarà una splendida corona, un diadema di gloria al resto del suo popolo”

Il riferimento alla melodia è probabilmente una metafora che equipara la perfezione di un diamante alla creazione divina. L’universo nella rappresentazione esoterica è infatti una geometria, essendo costituito da sfere e livelli, con angeli che cantano costantemente della gloria di Dio. Ogni diamante (angelo) della corona è un pezzo perfetto nella perfetta struttura di Dio, che è perfettamente armonica e quindi melodiosa. Come gli ingranaggi di una macchina perfetta, ogni parte si muove, ruota, gira in perfetta sintonia con la volontà di Dio.

Questo potrebbe anche riferirsi alla costellazione settentrionale della Corona Boreale. È la corona che Efesto crea e regala ad Arianna per le sue nozze con Dioniso. Il testo non specifica il tipo di gemme. Tuttavia, menziona che provenivano dall’India e questa zona era l’unica fonte di diamanti dell’antichità. Questo riferimento è ricco di implicazioni. Efesto realizza la corona, che, secondo alcune versioni del mito, è l’oggetto usato da Teseo per fuggire dal labirinto (riferendosi alla proprietà della corona di emettere luce riflettente).

Il labirinto è un’opera del maestro artigiano Dedalo. E il matrimonio di Arianna e Dioniso era uno dei matrimoni sacri celebrati a Samotracia. Questi personaggi sono ricchi di simbolismi di cui potremmo tener conto, dal momento che sia Arianna che Dioniso hanno elementi legati al tema della civiltà e dell’invenzione, che sono temi principali nel nostro contesto, ma temo di dover espandere questo pezzo in un altro articolo.

Tu che indossi i cieli sulle tue dita come Anello di Zaffiro!

Lo zaffiro compare molte volte nella Bibbia. Spesso, come in Esodo 24:10, la pietra è equiparata al pavimento dove Dio cammina. Questo pavimento, poiché Dio è al di sopra del cielo, lo rappresenta simbolicamente.

Sebbene spesso sia comune identificare lo zaffiro o il lapislazzuli con il cielo, dobbiamo aggiungere un interessante punto di studio.

Fin dall’antichità, un indumento comune degli artigiani era il Pileo, un berretto legato alle regioni orientali, indossato dai lavoratori delle classi inferiori e dagli schiavi liberati. Tra gli dei legati al nostro campo, era indossato da:

  • I Dioscuri: il loro berretto rappresentava le due metà dell’uovo da cui erano nati. Ricevettero venerazione sia nei misteri cabirici che in quelli di Samotracia.
  • Efesto: legato al suo status inferiore di artigiano.
  • Vulcano: Nelle monete del periodo imperiale è raffigurato con indosso un Pileo ornato di corona d’alloro.
  • Ptah: raffigurato con uno zucchetto, quasi identico nella forma al Pileo.
  • I Pateci: spiriti nani fenici, le cui immagini ricordano Ptah e Bes, avevano il suo stesso zucchetto. Avevano il ruolo di proteggere i marinai durante i loro viaggi e le loro statue erano spesso a bordo delle navi.

Simile al Pileus è il cappello frigio, di forma conica. Ha un’origine diversa e un legame con le classi superiori. Tuttavia, si intrecciano in un certo modo:

  • Dalla frigia provengono la Madre della montagne e i Dattili suoi servitori.
  • In epoca romana vediamo statue di Vulcano con un pileo che tende alla forma conica.
  • In epoca medievale, gli ebrei indossavano una sorta di cappello frigio caratteristico e avevano la fama di eccellenti metallurgisti.
  • Il cappello conico è tipico nel folklore come indumento di fate, gnomi e nani.

Ora, è difficile trarre alcune conclusioni su un indumento. Ha viaggiato attraverso il tempo, lo spazio, la cultura e le persone, ma cercherò di trarre un quadro simbolico sulla cosa. Devo scusarmi in anticipo perché non riesco più a trovare le fonti di ciò che sto per dire.

Prendo in analisi lo zucchetto blu di Ptah e il “cappello a uovo” dei Dioskouroi. Se l’universo è il corpo del dio creatore, allora il capo del dio è il cielo. Questo si deduce poiché nel caso di Ptah, il Sole e la Luna sono i suoi occhi. E il cielo, come l’uovo, ha la forma di una cupola. Cupola che ha una natura molto solida, poiché è il fondamento dei palazzi degli dei. Questo ci porta di nuovo alla Teogonia di Esiodo e alla sua cupola celeste di bronzo.

Ora, ho forzato abbastanza, ma questa è la mia convinzione personale: che il Pileo possa essere un segno del creatore come colui che sostiene il cielo e mantiene le strutture dell’universo. Visto che siamo già al di fuori dell’ambito accademico, aggiungo un’altra intuizione scaturita da questa preghiera. La mia mente ha scambiato il “dito” della frase per una traduzione di Dattili. Mi venne allora subito in mente una loro immagine, mentre indossavano questi cappelli blu.

Tu che ti celi sotto Terra

La prima parte ci ricorda Ade, il dio invisibile che dimora sotto terra. Tuttavia, possiamo anche citare un altro mito rilevante: la nascita di Pluto. Rappresenta le ricchezze della terra ed è figlio dell’eroe Iasione e Demetra. Ancora temi che ricorrono. Demetra sta qui assumendo il ruolo della dea madre. Lei e Rea sono equiparate nei frammenti orfici e condividono il dominio sulla terra e sui suoi frutti. Iasione è un eroe culturale che ha fondato i misteri di Samotracia.

A proposito della loro unione, Esiodo ci racconta che si congiunsero nel campo “Tre volte arato”. Potrebbe alludere a vestigia di antichi riti agricoli di fertilità. Dalla loro unione nasce Pluto, sovrano delle ricchezze. Questo fa eco ad azioni simili. Quelle di Giasone e di Cadmo, che seminano denti di drago da cui sorgono degli uomini. L’atto di arare è di per sé una sorta di matrimonio tra il contadino e la terra. Un atto che produce ricchezze, sotto forma di cibo.

Ora, torniamo alla nostra frase originale. Esiodo dice di Pluto:

“un dio benevolo che va dovunque per terra e per l’ampia schiena del mare, e colui che lo trova e nelle cui mani viene lo arricchisce, donandogli grandi ricchezze”.

Quindi potrebbe essere lui quello nascosto sotto la Terra. Sono le ricchezze che attendono l’esperto agricoltore dopo aver usato la sua esperienza per “sposare” la Terra. Allo stesso tempo, l’atto di arare è simile a quello del minatore. Entrambi scavano e girano la terra, e hanno entrambi riferimenti fallici. L’aratro penetra nella terra per farla fruttificare, il minatore entra nella terra e fa uscire il frutto.

In entrambi i casi, l’agricoltore e il minatore/fabbro applicano le loro conoscenze, competenze e sforzi nella devozione alla Terra, la loro sposa. Altrimenti, questa affermazione su Pluto potrebbe essere un semplice riferimento ai tesori nascosti nella Terra, menzionati sopra.

Nel Reame delle Gemme, il meraviglioso Seme delle Stelle!

Gemme e stelle hanno molto in comune. Entrambe sono caratterizzate dal loro splendore. Abbiamo già trovato questo parallelismo. Nelle borchie come stelle, o gemme, incastonate nella cupola bronzea di Urano e nel palazzo stellato di Efesto. Nella Teogonia di Esiodo tutta la materia proviene da Gea, che emerse da Khaos. Da lei nasce il Cielo. E anche le Stelle, prima di risplendere nelle volte della notte, giacevano un tempo nelle profondità della Madre.

Il mondo minerale in epoca ellenistica riflette in qualche modo la sfera planetaria. Ogni pianeta sopra ha la sua corrispondenza sotto, in un certo tipo di metallo. Inoltre, molte pietre provengono dagli dei, dallo zodiaco e dai pianeti. Questo segna una chiara connessione tra il mondo di sotto e il mondo di sopra.

Anche nella Bibbia, in Genesi 15:5, c’è un chiaro riferimento:

“Poi lo condusse fuori e gli disse: «Mira il cielo e conta le stelle, se le puoi contare», quindi aggiunse: «Così sarà la tua discendenza»”

Secondo alcuni antichi commentatori (Filone, Siracide, gli autori dell’Apocalisse di Abramo), non si tratta solo di citare i numeri. Non si tratta di discendenti di Abramo che diventano tanti quante sono le stelle. Viene menzionato anche il processo di deificazione e trasformazione in angeli. In questo modo i semi di Abramo possono sostituire le stelle come eredi divini o angelici delle nazioni.

Vivi, regna, e sii l’eterno dispensatore di Tesori di cui ci hai resi Custodi! Amen!

Al termine della preghiera, ci viene ricordato ancora una volta che Dio è il donatore di tesori. Può essere ricchezza materiale, elevazione spirituale o scoperta di sé. Tuttavia, come vediamo, il Re Invisibile ci ha fatto custodi di questo tesoro. Cosa significa? Siamo i cercatori o i guardiani?

La mia ipotesi si concentra su più punti. Innanzitutto, come accennato, questa è la Preghiera “degli” gnomi, e non “a” gli gnomi. Ciò significa che abbiamo qui un’identificazione del soggetto con l’oggetto. Per andare oltre lo sviluppo spirituale, ci si identifica gradualmente con la realtà mistica che si deve incarnare.

Quindi qui sei sia il cercatore di tesori che il custode. Tu sei lo gnomo chiamato a servire Dio nella sua creazione creando te stesso e servendo gli altri nel loro cammino. Attraverso la custodia, la protezione e l’indicare la via per i tesori della Terra. Nella stregoneria e in altre tradizioni si fa spesso riferimento all’Iniziatore Terrestre, una figura che considero della massima importanza. È colui che guida lungo i primi passi dell’autocoscienza. Ci aiuta e ci allontana dalla routine della normalità. È colui che accende in noi stessi la scintilla della perseveranza nel  trovare il nostro vero sé.

Conclusione

Come sempre, spero di aver suscitato qualche interesse e riflessione sulla tradizione legata all’artigianato. Molti punti potrebbero essere approfonditi ancora di più, ma questo lo lascio a chi ne avrà interesse, o per futuri articoli. Personalmente, ho imparato molto scrivendo questo saggio. Ho collegato ancora più punti e ho avuto l’opportunità di affinare le mie conoscenze su determinati argomenti. Sono piuttosto un perfezionista e ho corretto, aggiunto, modificato questo articolo molte volte, imparando molto nel processo. Quindi un enorme grazie a voi che mostrate interesse nel mio blog. Siete coloro che mi ispirano a scrivere.

Simone. Come il metallo, così il corpo.

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